2026 05 XX Banalità


La banalità ha un valore preciso nella street photography. Una fotografia non ha bisogno di raccontare qualcosa di speciale per funzionare. In realtà è sufficiente che ciò che mostra sia vero, coerente, sentito. La strada, nella maggior parte dei casi, è fatta di micro-eventi, di momenti minimi, di ripetizioni.

Eppure la street photography viene spesso identificata con l’eccezione: il gesto forte, la coincidenza perfetta, il momento decisivo. Nei concorsi questa tendenza è evidente. Si selezionano immagini che mostrano la straordinarietà della strada, perché chi partecipa è naturalmente portato a inviare quello che considera il proprio scatto migliore, quasi sempre legato a qualcosa di raro o spettacolare. Le fotografie considerate banali difficilmente trovano spazio.

“Inevitabile, signor Anderson”.

La realtà però è diversa. La strada, per la maggior parte del tempo, offre pause, attese, silenzi. È in questa normalità che si costruisce un racconto più onesto, più vicino alla vita reale.

Se pensassimo ad un progetto composto solo da immagini straordinarie, o da fotografie visivamente complesse e multilivello, il rischio che il progetto risulti artificiale e ripetitivo comincia a diventare concreto. L’eccesso di eccezione svuota il significato.

Lo straordinario non va escluso, ma dosato. In una serie coerente di fotografie "banali", una o due immagini più forti acquistano ancora più valore.

Interrompono la continuità.

Creano contrasto.

Spezzano il ritmo.

Testo e foto di Alessandro Bocchi

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