2026 02 19 La stree(aigh)t photography che ci piace.


L’articolo trae spunto da un servizio trasmesso su rai tre, alla nota trasmissione Geo qualche settimana fa.

Ospite della trasmissione, intervistato dal conduttore Emanuele Biggi, il curatore di una mostra fotografica dedicata al celebre fotografo Doisneau, illustrava la bellezza delle immagini catturate dal francese, amico di Bresson, grande esponente della fotografia umanista e del fotogiornalismo.

La mostra è attualmente in corso a Pordenone fino ad aprile per chi volesse visitarla.

Ma andiamo alle nostre considerazioni.

Cosa ci ha raccontato questa intervista? Si parlava della visione di questo artista, che amava catturare in bianco e nero le persone con ironia, poesia e surrealismo.

Dopo aver visionato le prime foto era impossibile non notare immediatamente alcuni particolari.

Le foto raccontavano la quotidianità, i quartieri, la gente comune, non paesi esotici, ma l’angolo vicino casa.

Documentavano la vita popolare, i bambini per strada. Raccontano come erano vestiti, come erano le macchine, come erano le strade.

In una campagna due sposi con un corteo suddiviso in maschi e femmine tagliavano il traguardo di un nastro, metafora della loro unione.

Queste immagini non erano foto da cui traspare perfezione, geometria, le cosiddette fine-art della street photography, non scimmiottavano autori, non evidenziavano giochetti di giustapposizioni o ombre chiuse, ma semplicemente raccontavano la quotidianità con poesia, sensibilità, visione, e questo le rende senza tempo, al di là delle mode, oltre gli anni che passano.

E’ questo che ci piace della street photography classica, umanista, straight,diretta, reale.

 

1. Le ruban de la mariée, Saint Sauvant 1951©Atelier Robert Doisneau

2. Les Enfants de la Place Hébert, 1957 ©Atelier Robert Doisneau

3. Jacques Prévert, 1955 ©Atelier Robert Doisneau

 

E’ questo che si propone di fare il collettivo indipendente, non seguire le mode, ma avere una propria visione che si inserisce nel filone classico dei grandi maestri francesi e statunitensi come Bresson, Doinsneau, Winogrand, Friedlander, Mayerowitz, ma anche autori considerati di altro genere, non street photographers propriamente detti, ma che hanno evidenziato la quotidianità in modo eccelso, come Shore, Egglestone, Ghirri, per citare un grande italiano.

La differenza tra la street photography che noi amiamo e quella che va di moda oggi è palese.

 

A titolo di esempio pubblichiamo queste tre foto che a nostro avviso documentano, non stupiscono.

(1) Roma 2025 - Gianni Ranuio

(2) Tenerife 2024 - Gianni Ranuio

(3) Calabria 2025 - Gianni Ranuio

  1. Scattata a Roma documenta la multiculturalità, mostra le mode delle calzature, i vestiti, vi è assonanza tra le righe della signora e le righe della saracinesca. Vi sono diversi layers.
  2. Documenta la vita dei surfisti a Tenerife.
  3. Scattata in Calabria documenta il fenomeno dell'abbandono nei paesi del sud.

 

Vi invitiamo a visitare la mostra, per chi fosse in zona Pordenone e confidiamo affinché la vera street photography, quella sussurrata, raffinata, poetica, che amiamo , riacquisti il ruolo che merita, a discapito di mode effimere e che svaniranno come neve al sole, perché documentare la società è il fine ultimo di questa forma d’arte, che rapisce molti fotografi e diventa parte essenziale del loro vissuto e della loro visione personale dell’umanità e della società.

Testo e foto di Gianni Ranuio

MOSTRA DI DOISNEAU A PORDENONE

Robert Doisneau

La prima grande mostra è dedicata al fotografo francese Robert Doisneau (1912 – 1994), in un percorso che vuole ripercorre la sua immensa carriera e la vastità dei temi da lui trattati, ma offrire anche nuovi spaccati sulla sua produzione. Oltre centotrenta fotografie che saranno ospitate all’interno degli spazi espositivi della Galleria Civica Harry Bertoia. Un progetto realizzato grazie all’Atelier Doisneau di Parigi e la collaborazione di Fondazione Artea, curato da Gabriel e Chantal Bauret. Un percorso che partendo dagli anni Trenta descriverà per intero il suo lavoro caratterizzato da uno stile poetico, umano e spesso ironico, capace di cogliere momenti spontanei e autentici nelle strade, nei caffè e nei quartieri popolari della capitale francese. Ma la mostra permetterà anche di conoscere i suoi lavori su commissione per grandi aziende francesi, documentando la vita operaia e i processi industriali; in particolare un nucleo di fotografie provenienti dal reportage realizzato nel 1945 nella manifattura tessile francese di Aubusson, su commissione della rivista Le Point, elemento che permette di creare un collegamento con l’importante storia tessile del pordenonese. Il percorso espositivo sarà arricchito da un’importante videointervista, realizzata per l’occasione, con le figlie di Doisneau, Francine e Annette.

Mostre "Sul leggere": Robert Doisneau, Olivia Arthur, Seiichi Furuya - Comune di Pordenone

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